Caffè a teatro: LA MACCHINA DEL TEMPO

Caffe Letterario. Lunedì 17 dicembre al teatro San Domenico, ingresso libero, caffè e pasticcini per tutti.
'La macchina del tempo': l'Italia che cambia vista con gli occhi
di un grande musicista

Gabriele Lorenzi, tastierista dei mitici Camaleonti, Formula3 e Lucio Battisti si racconta e suona
Con lui l'autrice: la cremasca Francesca Baldacci

Un tuffo nel passato, dai favolosi anni Sessanta in poi, nell’Italia che dal bianco e nero del Dopoguerra è passata a quella a colori del primo benessere. Lo fa Gabriele Lorenzi, classe 1942, diploma di geometra in tasca che di quell’Italia è stata una delle colonne sonore più amate: come tastierista dei Samurai, dei Camaleonti, dei Formula Tre, dei Volo. Nomi che evocano suggestioni tra chi ha più di trent’anni, gruppi che hanno fatto la storia del pop italiano. Lorenzi è stato in tour con Lucio Battisti e con Demis Roussous, dei quali è divenuto amico fraterno e con i quali, oltre ad aver scritto pagine musicali indimenticabili, ha vissuto esperienze significative. Il testo di ‘Anna’, uno dei brani più famosi di Battisti è stata scritto da Mogol come omaggio alla moglie di Lorenzi. Questa vita da protagonista è ora raccolta nel bel libro ‘La macchina del tempo. La mia vita in musica con Camaleonti, Battisti e Formula3’ che proprio in questi giorni la Miremi sta mandando nelle librerie. A firmarlo è Francesca Baldacci, cremasca in passato giornalista di calcio e poi passata alla narrativa.

L'autrice e il musicista sono i prossimi ospiti del Caffé Letterario di Crema: Gabriele Lorenzi e Francesca Baldacci presenteranno il loro libro lunedì 17 dicembre al teatro San Domenico intervistati dal giornalista Antonio Grassi: inizio alle 20.45, ingresso libero. Lorenzi si racconterà e si esibirà al pianoforte.

Anche questa serata eccezionale è resa possibile grazie al contributo degli sponso che sostengono l'attività del sodalizio culturale cittadino: Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Fapes di Sergnano, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema e Icas di Crema.

Questo non è un libro di ricordi di un ex famoso ma soprattutto è la fotografia dell’Italia che cambia vista con gli occhi del musicista di razza. «La colpa è stata degli amici — spiega Lorenzi rispondendo a chi gli chiede il perché di questo libro —. A volte mi sentivano raccontare certi episodi, in merito anche ad alcuni personaggi incontrati, e dimostravano di essere sbalorditi, eccitati. Qualcuno ha chiesto perché non scrivevo un libro… Così è nata l’idea: lasciare un ricordo di tutto quello che ho vissuto». E si è raccontato a Francesca Baldacci, autruice «con la quale siamo entrati subito in sintonia». Gabriele, cinquant’anni e più nel mondo della musica, non sa scegliere quale sia stata la sua maggiore soddisfazione professionale: «Una sola? Impossibile! Te ne posso dire… tre. Anzi, no. Quattro. In ordine sparso e nemmeno cronologico: la mia prima volta a Sanremo, nel 1971, con la Formula; l’esibizione del 1970 con Stevie Wonder a Perugia; i tour con Battisti, nel 1969 e nel 1970; e la vittoria ottenuta in Brasile, al Festival, che ci ha permesso di conquistare ‘El Galo de Oro’». Più d’uno anche i rimpianti: «Diciamo tre. Il primo riguarda il gruppo dei Samurai. Ne parliamo proprio all’interno del libro: quando sfumò l’occasione di partire per Hollywood. Il secondo, quando Demis Roussos, al termine della tournée che feci con lui, nel 1975, mi propose di stabilirmi a Parigi, come autore di testi. Non l’ho fatto e me ne sono pentito. E il terzo rimpianto è da collegarsi direttamente al secondo: riguarda proprio la mia possibilità di diventare autore. Il mio pezzo ‘Bambina sbagliata’ era piaciuto moltissimo. E così altri». Da un punto di vista artistico sono stati tanti i professionisti con cui gli è piaciuto lavorare: «Il primo nome che mi viene in mente è Mauro Gazzola, oggi nei Dik Dik, straordinario. Ma anche i ragazzi erano bravissimi».
Quando parla dei ragazzi si riferisce sempre a Tony Cicco e Alberto Radius, suoi compagni di viaggio nella Formula 3. Poi c’è il sodalizio con Lucio Battisti. Ti ha dato di più da un punto di vista umano o professionale? «Entrambe le cose. Lucio era un professionista che ascoltava tantissimo, aveva una preparazione immensa. E quando suonava era in grado di dare allo strumento tutto quello che aveva dentro di sé».
Che cosa farà Gabriele Lorenzi da grande? «Per trovare nuovi stimoli dovrei ritrasferirmi a Milano: è una città che può darmi moltissimo sotto questo punto di vista, offrirmi la spinta giusta. Chissà»

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