Caffè a teatro: Viola di Grado presenta Cuore Cavo

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La scrittrice Viola Di Grado presenta il romanzo Cuore cavo (edizioni e/o), accompagnamento musicale di Irene Alzani
Anche dopo la morte si può immaginare il futuro.

Viola di Grado, la voce più originale della narrativa giovane italiana, presenta Cuore cavo

Intervista a cura di Adriano Cadregari, Irene Alzani accompagna al violoncello



Un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura originale: Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l'amore, la frequentazione "fantasmatica" delle persone care, la solitudine e l'incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell'"anima", la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti e sentirti ma i morti restano all'erta, impauriti, in ascolto.

Viola Di Grado, 25enne catanese vincitrice del Premio Campiello Opera Prima con la sua mopera d'esordio "Settanta acrilico trenta lana" - libro rivelqazione del 2011- si definisce una "guerriera dell'arte' ed è una tra le firme più originali e forti del panorama letterario giovanile italiano, ne parlerà a Crema, al Caffé Letterario, la sera di lunedì 13 maggio, sul palcoscenico del Teatro San Domenico. A condurre la serata sarà Adriano Cadregari mentre la consueta colonna sonora dell'incontro sarà a cura della violoncellista Irene Alzani. L'appuntamento è per le 20.45, l'ingresso è come sempre libero e, da tradizione dell'associazione culturale cittadina, a tutti i presenti verranno offerti caffé e pasticcini.

L'incontro fa parte della rassegna 'Caffé a teatro' organizzata dall'associazione culturale cremasca in collaborazione con la Fondazione San Domenico. La serata è resa possibile dall’indispensabile contributo al Caffè Letterario di Fapes di Sergnano, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema, l'Icas di Crema e Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua.

Di questo libro è stato scritto che è un romanzo lacerante e duro, in cui la narrazione in prima persona della protagonista amplifica il suo grido di dolore e la sua estenuante ricerca di una collocazione nel mondo; un lungo monologo per fare il bilancio di una vita, per accendere una luce sul passato, per accettare il presente e immaginare un futuro. A livello contenutistico è un racconto dal costrutto coraggioso, ma ottimamente articolato ed elaborato; l'asso nella manica di questa giovane autrice è la forza e l'originalità stilistica, doti che le permettono di utilizzare le parole come armi che puntano dritte al cuore di chi legge. Parole secche, dure, evocatrici di sensazioni immediate, senza filtri per edulcorarne gli effetti. Viola Di Grado, insomma, è una giovane penna talentuosa, capace di trasformare inanimate pagine di carta in una fucina di sentimenti e di emozioni.

L'incipit è duro: "Mi chiamo Dorotea Giglio. Nel 2011 è finito il mondo: mi sono uccisa. La mattina del 23 luglio 2011 avevo venticinque anni. Il 23 luglio, alle 15,29, la mia morte è partita da Catania. Epicentro il mio corpo secco disteso, i miei trecento grammi di cuore umano". Arrivati all’ultima pagina, si tira però un sospiro di sollievo. Non perché sia finalmente finito, ma perché si respira positività. Anche questo nuovo secondo libro di Viola Di Grado non lascia niente incompiuto, parla chiaro, anzi chiarissimo.

Viene spontanea una domanda: Settanta acrilico e trenta lana finisce con un suicidio, Cuore cavo inizia con un suicidio: è un modo per esorcizzare la morte?

Rinponde Viola: "Non esorcizzo la morte, semmai il contrario: abbatto la barriera tra vita e morte, questo noioso tabù occidentale, non risparmiando alla mia analisi nessuna fase dell’esistenza. Vita e morte non come evento, ma come processo, da mosca a mosca".

Ingresso libero.

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